Piede piatto nel bambino: quando è necessario intervenire?

Il piede piatto è una condizione molto frequente durante l’infanzia. Nella maggior parte dei casi rappresenta una normale fase dello sviluppo e tende a migliorare spontaneamente con la crescita.
Tuttavia, quando il piede piatto provoca dolore, è particolarmente pronunciato, rigido, limita l’attività sportiva o altera la deambulazione, può essere necessario un trattamento chirurgico, unico trattamento che abbia un reale effetto correttivo, scientificamente valido dalla letteratura scientifica internazionale.

Tra gli interventi chirurgici più utilizzati per correggere il piede piatto in età pediatrica vi sono il calcaneo-stop e, nei casi più complessi, l’osteotomia calcaneare.
La scelta della procedura dipende dall’età del bambino e quindi la sua crescita muscolo-scheletrica (la variabile principale), dalla gravità della deformità, dalle caratteristiche cliniche del piede.

Da ciò ne deriva che una diagnosi precoce e la tempistica di intervento risultano molto importanti in termini di:

  • Risultati prognostici;
  • invasività chirurgica;
  • recupero post-operatorio.

Cos’è l’intervento di calcaneo-stop?

Rappresenta il principale trattamento e tecnica chirurgica di correzione del piede piatto in età pediatrica.
Il calcaneo-stop è una tecnica chirurgica mini-invasiva indicata nei bambini e nei preadolescenti con piede piatto flessibile sintomatico, che presentano quindi una crescita muscolo-scheletrica residua, con un’età compresa tra i 9/10 ai 12/13 anni.

L’intervento consiste nell’inserimento di una piccola vite tra astragalo e calcagno, con un accesso chirurgico di circa 1,5cm, con lo scopo di limitare l’eccessiva pronazione del piede, avendo quindi un effetto correttivo immediato ma che favorisce il corretto riallineamento anche durante la crescita residua.

I principali vantaggi

  • intervento mini-invasivo;
  • possibilitá di associazione a tecniche chirurgiche correttive aggiuntive, in caso di deformità severe (plastiche tendinee);
  • tempi chirurgici contenuti;
  • possibilità di trattamenti bilaterali nello stesso intervento;
  • possibilità di utilizzo di presidi (viti) riassorbibili, che non necessitano di successivi interventi chirurgici di rimozione;
  • rapido recupero funzionale rapido (è possibile l’utilizzo di tutori, con una deambulazione può essere concessa, in relazione ad ogni specifico trattamento, anche dopo 2-3 giorni dall’intervento;
  • possibilità di sfruttare il potenziale di crescita del bambino;
  • scarsa indicazione a profilassi farmacologica tromboembolica;
  • risultati generalmente molto soddisfacenti quando eseguito nelle corrette indicazioni.

Quando è indicata l’osteotomia calcaneare?

È una tecnica chirurgica indicata prevalentemente in pazienti scheletricamente maturi (tra indicazione in pazienti pediatrici, scheletricamente immaturi in casi molto selezionati), utilizzata anche in epoca adulta.
L’osteotomia calcaneare è una procedura più invasiva e complessa, che consiste nel praticare una frattura controllata (osteotomia) del calcagno per modificarne e quindi correggerne l’allineamento.

È indicata nei casi in cui:

  • la deformità è più severa;
  • il paziente è più vicino alla maturità scheletrica;
  • il calcaneo-stop da solo non sarebbe sufficiente a correggere il difetto;
  • sono presenti deformità associate che richiedono una correzione più ampia.

In alcuni pazienti l’osteotomia può essere associata ad altre procedure sui tendini o sui tessuti molli per ottenere una correzione stabile e completa.

La maggior invasività chirurgica, implica:

  • necessità di interventi monolaterali, quindi in caso di deformità bilaterale necessità di più steps chirurgici;
  • maggiore indice di complicanze;
  • tempi di recupero superiore (ripresa della deambulazione e carico completo anche dopo 2-3 mesi);
  • possibilità di interventi successivi dei mezzi di sintesi utilizzati (non riassorbibili), qualora essi non siano tollerati;
  • alta indicazione a profilassi farmacologica tromboembolica.

Perché la tempistica dell’intervento è così importante?

Uno degli aspetti più importanti nella chirurgia del piede pediatrico è scegliere il momento giusto per intervenire.

Il calcaneo-stop sfrutta infatti la capacità di rimodellamento dell’apparato muscolo-scheletrico durante la crescita.
Se eseguito nell’età ideale, permette al piede di svilupparsi con un allineamento più corretto, riducendo il rischio di deformità persistenti in età adulta.

Al contrario, attendere troppo a lungo può comportare:

  • una deformità ormai strutturata;
  • minore capacità di correzione spontanea;
  • necessità di interventi più invasivi, come l’osteotomia calcaneare;
  • indice di complicanza maggiore;
  • recuperi più lunghi;
  • necessità di più steps chirurghi.

Questo non significa che ogni bambino con piede piatto debba essere operato precocemente: la decisione deve sempre essere presa dopo una valutazione specialistica, considerando sintomi, età, sviluppo scheletrico e risultati degli esami clinici e radiografici.

Come si svolge il recupero?

Dopo l’intervento, il percorso di recupero varia in base alla tecnica utilizzata.

Nel caso del calcaneo-stop, il bambino può generalmente riprendere gradualmente la deambulazione in tempi relativamente brevi, seguendo le indicazioni dello specialista.

L’osteotomia calcaneare richiede invece un periodo di protezione più lungo, seguito da un percorso riabilitativo personalizzato per recuperare forza, mobilità e funzionalità del piede.

Nella maggior parte dei casi il ritorno alle attività sportive avviene progressivamente, dopo il completo consolidamento e previo controllo clinico e, quando indicato, radiografico.

L’importanza di una valutazione superspecialistica

Non tutti i piedi piatti richiedono un intervento chirurgico. La scelta del trattamento più appropriato deriva da una valutazione approfondita che considera:

  • età del bambino;
  • grado della deformità;
  • presenza di dolore;
  • limitazioni funzionali.

Una diagnosi precoce consente di individuare il momento più opportuno per intervenire e di scegliere la tecnica più adatta, con l’obiettivo di garantire un piede stabile, funzionale e una migliore qualità di vita durante la crescita.

Conclusioni

Il calcaneo-stop e l’osteotomia calcaneare rappresentano due soluzioni chirurgiche efficaci per il trattamento del piede piatto patologico in età pediatrica, ma rispondono a indicazioni differenti.

La tempestività della valutazione ortopedica è un elemento determinante: intervenire al momento giusto permette spesso di ottenere risultati migliori con procedure meno invasive, favorendo uno sviluppo armonico del piede e un recupero più rapido.

Se il bambino presenta dolore ai piedi, difficoltà durante l’attività sportiva persistente o un piede piatto particolarmente evidente, è consigliabile sottoporlo a una visita specialistica quanto prima, per valutare un percorso di trattamento adeguato.

 

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